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venerdì 4 aprile 2008

Lezioni di sesso con l’inarrestabile dottor Luttazzi

Firenze – Il Saschall ha salutato con calore le due serate del comico romagnolo, impegnato nella ripresa di un suo cavallo di battaglia, Sesso con Luttazzi . Un’ora e mezza di fou rire, toccando e infrangendo ogni tabù. Non semplice riproposizione di un vecchio spettacolo, ma una nuova interpretazione con significative novità di carattere attoriale. A Montecatini (Nuovo Teatro Verdi), venerdì 11 aprile.

Si rischia di essere ripetitivi quando si parla di Luttazzi, perché trovarsi di fronte a un professionista serio, autocosciente e rigoroso, in fin dei conti, obbliga sempre a sondare nuove vie per illustrarne le qualità cristalline.
La versione 2008 di Sesso con Luttazzi viene però in soccorso: frutto di anni di riflessione su un argomento classico della comicità, spettacolo formalizzato sia in ambito televisivo (Magazine 3, nella seconda serata del sabato della terza rete Rai, era del 1991) sia in chiave editoriale (memorabili, tra gli altri, gli interventi sulla rivista Comix nonché il libretto omonimo, uscito poi con allegata la videocassetta d’una tournèe anni Novanta), questo irresistibile one man show ha subito nel tempo una notevole evoluzione espressiva. I testi sono gli stessi, fatta salva qualche comprensibile attualizzazione: chi scrive, come del resto altri spettatori del Saschall, conosce a menadito le battute, al punto da poterle persino anticipare (non l’abbiamo fatto in quanto consci del tacito galateo dello spettatore…); la novità investe piuttosto la recitazione, soprattutto nella prima parte della serata. Al ritmo feroce e forsennato, topos del satirico romagnolo, alla sillabazione frenetica che costringe il pubblico a "inseguire" le battute (nei vecchi spettacoli un effetto divertentissimo era sentire gli spettatori ridere e restare "indietro" rispetto alle gag sparate senza tregua), si è sostituito un altro tipo di scansione ritmica. Luttazzi rallenta, assapora la battuta, la porge in modo diverso, inedito, alla stregua d’una degustazione a centellinarne a fondo paradossi, scarti di senso, le sorprese spiazzanti che scatenano inevitabilmente il riso. Al cambiar d’enunciazione corrisponde peraltro un profondo mutamento delle medesime gag, in un procedimento alchemico e sbalorditivo. La comicità è pura tecnica, a prescindere dall’argomento che le fornisce un semplice pretesto d’applicazione. L’abisso anarchico da cui si origina la risata, quella scossa elettrica che s’innerva nel corpo dello spettatore impossessandosi di esso, è frutto d’un gioco puramente teorico, gioco di slittamento, condensazione, ritmo e sorpresa. Intervenire sul tempo di una battuta equivale a produrne una nuova, giacché la variazione agisce sull’intima natura di questa. Ecco la vera perla, apprezzabile da chi ha un’esperienza pluriennale d’osservazione luttazziana, contenuta in questo one man show.

Va da sé che lo spettacolo è irresistibile, a prescindere dalla filologia d’attore illustrata poc’anzi, e che pure il pubblico non iniziato ha potuto godere della carica corrosiva della sua comicità. Si tratta di una questione classica della fruizione artistica: più si conosce, più si gode.

Preferiamo evitare un campionario di battute: si rischia, proprio per i motivi sopra enunciati, di rovinarle, banalizzarle e, quindi, ci limitiamo a registrarne le tracce preziose, nella convulsione continua dell’intero auditorium, nell’orgasmico (termine mai così appropriato) processo sotteso dalla risata collettiva. Luttazzi mina ogni certezza, abbatte ogni limite, sfonda ogni tabù, compresa la cornice della propria opera d’arte: prima della performance, una voce femminile registrata raccomanda al pubblico presente di spegnere i telefoni cellulari, avvertenza consueta (e purtroppo necessaria) in molte sale teatrali. Un attimo dopo l’annuncio l’attore fuori scena, intonazione piana ma al contempo insinuante, chiosa: "I trasgressori verranno mangiati" (gag già in Barracuda 2007 ). La risata che segue fa venir giù le pareti. Qui la sorpresa, il senso del ritmo. Il comico ha una sua intima matematica, ovviamente interpretabile in molti modi, ma sempre legata a una puntuale scansione del tempo. Da questo punto di vista, la comicità ha un’intima connessione con il sesso, pure confermata dalla particolare euforia che riesce a infondere nel soggetto ridente, soprattutto se il riso è coltivato, reiterato e, una volta innescato, automatico. Simile agli orgasmi multipli, ripetuti, caratteristici del sesso femminile (almeno nei casi più fortunati): e tali sono le risate, replicate all’unisono e all’infinito, che travolgono il pubblico di Luttazzi in vere e proprie ondate.

Man mano che lo show prosegue, allo scaldarsi dell’atmosfera, la recitazione registra una progressione, abbandonando la dilatazione ritmica in favore di una più incalzante rapidità d’enunciazione. La strategia attorica è, comunque, quella consueta: Luttazzi è un player in stile anglosassone, laterale, scientifico. Perenemmente un passo distante dall’uditorio, egli è il Clown, il fool che lacera il velo della Retorica, scoprendo il mistero del riso, sfruttando e, al contempo, facendosi strumento della Matematica, intesa come struttura intima del discorso comico e come ritmo di esso.

Il vetriolo luttazziano non si ferma di fronte a niente, come già fatto in tv quasi vent’anni or sono (la domanda, retorica, sarebbe: c’è stato da allora un progresso o un’involuzione?): ecco il dottor Luttazzi (che, confermiamo, è realmente laureato in medicina, benché non in sessuologia), camice bianco d’ordinanza, assaggiare sangue mestruale come fosse gran vino rosso, decantare le virtù alimentari dello sperma spalmando liquido seminale su una fetta di pane, in una pletora grottesca di deiezioni e infrazioni comportamentali. Dal sesso anale alle improbabili domande sulla riproduzione e sulla fellatio, un campionario di irresistibili sconcezze che fanno sussultare di riso eccitato l’intera sala. Un universo di comicità si rinnova nell’immaginario luttazziano, nel suo cannibalismo satirico: da Rabelais a Shakespeare, da Fo all’adorato Woody Allen, di cui il romagnolo è diventato traduttore esperto e puntuale. Difficile, dato il tema, non pensare all’indimenticabile Tutto quel che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere , pellicola che il cineasta newyorkese realizzò nel 1972. Ma attenzione: anche quando Luttazzi riprende una battuta, si tiene ben distante da calchi e plagi di sorta: il materiale è sottoposto a un raffinato processo di distillazione, di slittamento, evitando grossolane riapplicazioni. Per questo non ha senso né giustificazione parlare di copia: ogni battuta ripresa diviene, in mano a un grande autore come in questo caso, una nuova battuta. È sempre stato così, dai tempi di Aristofane a Groucho Marx, da Rabelais al nostro Dario Fo e al (compianto, il primo) Roberto Benigni

Quasi del tutto assente la satira politica, eccettuati alcuni maliziosi en passant: scelta consapevole e meditata, peraltro illustrata nell’intervista di due giorni or sono . La gente deve ragionare con la propria testa e un autore satirico deve aiutarla a pensare, a indignarsi, ma non cedere alla tentazione di ergersi a leader. La satira dev’essere esercitata anche, e soprattutto, contro il proprio potere, deve minare ogni certezza, persino quelle da essa stessa suggerite.
La fine è brusca: dopo l’ennesima battuta di un repertorio pressoché infinito, l’attore saluta ed esce. Gli applausi sono scroscianti, convinti, bramosi di altro riso, di altro panico godimento. Luttazzi non si fa pregare, anzi: smonta persino la meccanica ordinaria (spesso ipocrita) del bis, anticipando ogni richiesta e ripresentandosi in scena sua sponte per due volte. Il tempo di riprendere alcune gag dai testi di Bollito misto con mostarda e, soprattutto, da 101 cose da evitare a un funerale , leggendario libretto "Mille lire" edito da Comix, un campionario di gustosissime crudeltà sulla morte, degno del miglior humour noir dadasurrealista. Difficile che i fuoriclasse deludano, ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione.

Da vedere. Appuntamento a Montecatini, venerdì 11 aprile.
(da www.loschermo.it)

Spettacolo
Sesso con Luttazzi
di e con Daniele Luttazzi
produzione: Krassner